La memoria di Jane Austen: sorellanza, emancipazione e satira
- Greta Tomaiuolo e Diana Durante
- 16 dic 2025
- Tempo di lettura: 8 min
Dopo 250 anni dalla sua nascita, Jane Austen è ancora un’autrice che riesce a far parlare di sé e dei suoi romanzi. Diventati dei veri e propri capisaldi della letteratura e della cultura pop, i suoi scritti ispirano ancora oggi lettrici e lettori di tutto il mondo. Quali sono le caratteristiche che hanno reso i suoi romanzi dei classici? E che eredità ha lasciato alle nuove generazioni oggi, nel 2025?
Per conoscere un’autrice si dice che c’è bisogno di conoscere la sua vita, per capire i suoi libri bisogna fare un passo indietro e immergersi nella sua quotidianità. E Jane Austen era una donna fuori dall’ordinario, caratteristica che si rispecchia nelle sue protagoniste.La vita di Austen, a dir la verità, era molto casalinga ed è questo particolare a renderla straordinaria. In un società in cui le donne potevano ambire solamente ad un matrimonio vantaggioso e le cui doti da scrittrice erano ben viste esclusivamente per essere considerate un buon partito, scrivere per se stessa e per i propri affetti è un atto di resistenza. In un periodo storico in cui i talenti e gli hobby erano coltivati come regali da offrire al proprio futuro marito; scrivere, dipingere, suonare uno strumento, cantare e ricamare, scegliere di dedicare il tempo alle proprie passioni e non avere come obiettivo quello di diventare la moglie modello era una vera e propria rivoluzione. Nella società in cui Austen nacque, le donne avevano ben pochi diritti e si guardava con sospetto ad ogni forma di ambizione e istruzione. Jane Austen fa parte di quel piccolo e fortunato gruppo di autrici il cui padre era abbastanza progressista da curare l’educazione anche delle sue figlie, vedendo l’istruzione non soltanto come un privilegio maschile. Da ragazza, Austen ebbe l’occasione di attingere alla nutrita biblioteca di famiglia e fu proprio suo padre George Austen che la incoraggiò a coltivare la passione per la scrittura.
Un’altra importante anomalia riguarda la sua vita sentimentale. Jane Austen non si è mai sposata, per sua scelta. Alcune delle poche fonti che sono arrivate a noi descrivono un flirt con Tom Lefroy, uno studente irlandese da cui si dice abbia ispirato il personaggio di Mr Darcy. Nel 1802, si fidanzò con il suo vicino di casa Harris Bigg-Wither, ma ruppe il fidanzamento il giorno dopo la proposta di matrimonio.
Gli hobby come atto di emancipazione, la scelta di abbandonare l’accogliente nido domestico solo se si presenta un’occasione migliore e il matrimonio visto non come contratto sociale imprescindibile per il proprio mantenimento, ma una libera scelta dettata dall’amore sono i pilastri su cui si erge la produzione di Jane Austen che è atipica sotto molteplici aspetti.
Il primo riguarda indubbiamente il genere in cui rientrano. Erroneamente, Jane Austen viene percepita come una scrittrice di romance, di letteratura rosa; mentre la sua produzione è molto più vicina alla narrativa, alla satira e alla parodia, genere con cui ha iniziato scrivendo racconti brevi che inviava ai suoi amici e familiari. Credere che Austen sia un’autrice di romanzi rosa non solo è errato, ma è sminuente. Non c’è nulla di male nel leggere romance, nel ricercare storia d’amore e libri che parlano di relazioni sentimentali; è sbagliato come la società lo percepisce. Come accade per qualsiasi hobby o intrattenimento pensato da donne per le donne, il romance è un genere visto come inferiore, superficiale. Dire che Austen fosse una scrittrice di romanzi d’amore la classifica come un’autrice di serie B la cui impronta è meno importante rispetto ad altri, agli autori uomini che descrivono la società con occhio critico e un punto di vista. Che è esattamente quello che Austen ha sempre fatto. In tutta la sua produzione, Austen descrisse in ogni sua sfaccettatura la vita quotidiana delle donne. Come trascorrevano le giornate, quali erano le attività che svolgevano e le persone con cui costruivano e nutrivano dei rapporti, Austen ha dato nuova linfa vitale alla quotidianità, all’accoglienza del nido domestico e ai piccoli gesti quotidiani e a quanto possa essere rassicurante la ciclicità della vita. Le sue protagoniste sono immerse in situazioni familiari divertenti quanto rassicuranti; persino le sorelle Bennet la cui madre è dannatamente preoccupata di trovare un ottimo partito a tutte loro o la vita delle donne Dashwood, costrette ad abbandonare la loro abitazione per andare a vivere in condizioni modeste in un cottage lontane da casa.
L’esempio più lampante che racchiude tutte le tematiche care ad Austen e che la colloca come autrice femminista è senza ombra di dubbio Orgoglio e Pregiudizio. Pur non potendo essere definito femminista nel senso storico e politico del termine, il romanzo articola una riflessione profonda sulla condizione femminile, sull’autonomia delle donne e sulla critica alle strutture patriarcali che regolavano la società inglese del tempo, che troveranno piena maturazione solo in epoche successive con la nascita dei veri e propri movimenti femministi. È infatti necessario distinguere tra la riflessione individuale e letteraria di Austen e le rivendicazioni politiche e sociali che, a partire dalla fine del XVIII secolo, si concretizzano in testi come la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” (1791) di Olympe de Gouges, e, più tardi, negli scritti teorici di Carla Lonzi, come “Sputiamo su Hegel” (1970), in cui il femminismo assume una dimensione di coscienza collettiva e di lotta politica. L’opera di Austen, pur priva di intenti militanti, ne prefigura tuttavia i principi fondamentali; di fatto l’autrice, con straordinaria lucidità, utilizza la dimensione sentimentale non come fine, ma come strumento per indagare le limitazioni sociali e morali imposte al genere femminile.
Elizabeth Bennet, protagonista indiscussa dell’opera, rappresenta una figura femminile dotata di indipendenza di giudizio, spirito critico e volontà di autodeterminazione. La sua scelta di rifiutare matrimoni di convenienza, motivati unicamente da vantaggi economici o sociali, costituisce un atto di ribellione nei confronti delle convenzioni del tempo. Emblematica, in tal senso, è la sua dichiarazione (Cito, capitolo 56): “Sono soltanto decisa ad agire nel modo che, secondo la mia opinione, costituirà la mia felicità, senza far riferimento a te o a chiunque altro non abbia legame con me.” Attraverso queste parole, Elizabeth rivendica il diritto di agire secondo la propria volontà e di perseguire la propria felicità, indipendentemente dal giudizio altrui. Tale affermazione, per una donna dell’epoca, rappresenta un atto di coraggio e di libertà intellettuale che anticipa in modo sorprendente alcuni dei principi cardine del pensiero femminista moderno.
Alcuni critici sostengono tuttavia che Orgoglio e Pregiudizio si limiti a rappresentare i sentimenti dei personaggi o, come in alcune interpretazioni più riduttive, la condizione dell’uomo come essere vivente. Tale visione, seppur comprensibile in una prospettiva puramente romantica, risulta profondamente limitante, poiché non considera la dimensione satirica e sociale dell’opera. L’ironia di Austen non è un semplice abbellimento stilistico, ma un vero e proprio strumento di critica sociale, attraverso cui l’autrice smaschera le contraddizioni di una società fondata sull’apparenza, sulla ricchezza e sulla subordinazione della donna. La dimensione affettiva e morale del romanzo, infatti, non si esaurisce nella sfera privata dei personaggi: essa si intreccia indissolubilmente con le dinamiche di potere e con le costrizioni culturali che regolano i rapporti tra i sessi. I sentimenti diventano veicolo di riflessione etica e sociale, e le vicende amorose tra Elisabeth Bennet e Mr. Darcy assumono il valore simbolico di una riconciliazione tra libertà e rispetto reciproco, elementi che sfidano la concezione tradizionale del matrimonio come contratto economico o imposizione familiare. In questo modo, Austen trasforma la struttura del romanzo sentimentale in un laboratorio di emancipazione femminile, dove la voce delle donne, per la prima volta, non è più subordinata o silenziata, ma si esprime con intelligenza, ironia e consapevolezza. Orgoglio e Pregiudizio si rivela ben più di una narrazione d’amore: è un romanzo di formazione, di coscienza, di critica, nel quale la protagonista conquista la propria identità attraverso la ragione, il giudizio e la libertà di scelta. In un contesto storico in cui la donna era costretta a definire sé stessa in funzione del matrimonio, Austen offre una prospettiva nuova e rivoluzionaria, affidando alla figura di Elisabeth Bennet la dignità della decisione autonoma e la forza dell’intelligenza femminile. Austen, con rara audacia, le affida il privilegio della complessità: la facoltà di giudicare, di errare, di correggersi, di desiderare e di scegliere. Il percorso di educazione sentimentale che conduce Elizabeth a riconoscere i propri pregiudizi non diminuisce la sua forza emancipatrice; al contrario, la amplifica. Una donna che sa correggersi, che non si aggrappa alla propria infallibilità ma che vive la ragione come spazio di trasformazione, incarna una forma di soggettività ben lontana dagli stereotipi dell’epoca. Austen le concede un’autocritica che normalmente la cultura riservava al soggetto maschile, mostrando come la razionalità sia anche nelle mani femminili un agente di crescita e non una concessione mascherata. Non destruttura soltanto il modello patriarcale del matrimonio, ma ne immagina uno nuovo fondato sull’uguaglianza morale e intellettuale.
La retorica della donna romantica, sensibile ed emotiva non è altro che una forma raffinata di riduzione: un modo elegante per togliere peso alle sue parole, complessità ai suoi desideri, legittimità alle sue scelte. È il volto garbato del patriarcato, quello che non impone con la forza ma definisce con la consuetudine,
che non vieta apertamente ma circoscrive dolcemente, rendendo la dipendenza quasi confortevole, e dunque più difficile da smascherare. Eppure, proprio questa consapevolezza invita a ribaltare lo sguardo: a capire che la libertà femminile non si misura nella distanza dai balli e dai rituali matrimoniali descritti nei romanzi dell’Ottocento, ma nella capacità di sottrarsi a tutte quelle narrazioni contemporanee che continuano a presentarsi come naturali, come universali, come inevitabili. È riconoscere che l’autonomia non risiede nei grandi rovesciamenti, ma nella costante resistenza agli stereotipi che pretendono di definire l’identità delle donne prima ancora che esse possano farlo da sé. E così, ciò che resta non è soltanto la suggestione di un romanzo, né la forza di un personaggio, ma la memoria di uno sguardo critico che vale ancora oggi: uno sguardo che invita a non accettare che la donna venga ridotta a cornice sentimentale dell’esistenza altrui, a non confondere la delicatezza con la debolezza, l’ironia con l’innocenza, la sensibilità con il silenzio. Ogni società che chiede alle donne di essere soprattutto tenere, comprensive, accomodanti, sta in realtà chiedendo loro di essere meno libere. E non c’è nulla di più necessario, allora, che continuare a riconoscere — in letteratura come nella vita — il valore di chi, con lucidità e misura, ha saputo sottrarsi a questa narrazione e indicare una strada diversa.Austen ha riservato alle sue eroine la vita che ogni donna merita e che, oggi, diamo per scontata. Il poter decidere di sposare l’uomo che si ama, elevare la propria condizione sociale con altri mezzi, coltivare e sfruttare il proprio intelletto e affinare la cultura e la creatività solo per se stesse e non in vista di un matrimonio vantaggioso sono privilegi esclusivi delle sue protagoniste, ma i diritti negati alle donne non sono stati dimenticati. Fondamentale è il personaggio di Charlotte Lucas in Orgoglio e pregiudizio: con poco denaro a suo disposizione e con la nomea della “vecchia zitella” che le ha rovinato la reputazione e allontanato ogni possibile pretendente, la ragazza è costretta a sposare lo sciocco e pomposo William Collins. Sebbene i due non si amino, Charlotte ha la tranquillità data da un marito che può mantenerla e dall’avere un tetto sopra la testa. Sebbene tutte le protagoniste si sposino per amore, temi quali il denaro, la pressione sociale e l’importanza dell’eredità sono presenti e pressanti in ogni suo romanzo. In una società in cui le donne non avevano nulla a proprio nome e potevano godere del privilegio dato dalla tranquillità economica solamente se fossero riuscite ad ottenere un matrimonio vantaggioso e a nascere in una famiglia benestante, Jane Austen sceglie di sognare e regalare alle sue protagoniste e alle sue lettrici, anche quelle che sfogliano i suoi romanzi duecento anni dopo, la speranza.
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