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Senza confronto, il sapere è nulla: dallo studio di San Girolamo ai social nelle nostre camere

San Girolamo nello studio” di Antonio da Messina, realizzato nel 1474 circa, è considerato come uno dei dipinti più significativi del Rinascimento italiano.

Quest’opera in particolare ci mostra le capacità del suo artista e si fa portavoce dei valori che contraddistinguono il periodo rinascimentale, nello specifico il ritorno dei classici, l’importanza dell’intellettuale e l'interesse verso lo studio. 

San Girolamo, l’unica figura umana rappresentata, è immerso in un ambiente tranquillo, lontano da ogni tipo di distrazione e ben illuminato; è seduto allo scrittoio, a cui fa sfondo una libreria, probabilmente intento a tradurre la Bibbia dal greco al latino. 

È possibile rilevare degli elementi in comune tra l’opera e le nostre stanze e le scrivanie su cui molti studiano e altri lavorano. Lo studioso medievale cercava uno spazio privato, indisturbato e isolato dal resto del mondo, noi allo stesso modo ci rifugiamo nelle nostre camere o in un luogo tranquillo che favorisca la concentrazione e il lavoro cognitivo. Quiete e solitudine, tanto ricercate, però a lungo andare non sono sufficienti. 

Nel “Fedro” di Platone, Theuth, divinità egizia, porta in dono al re Thamus la scrittura, e dunque anche la capacità della lettura, in modo tale da permettergli di diffonderla ai suoi sudditi. Theuth è convinto che grazie a quest’arte, il popolo egizio sarà più sapiente, ma il sovrano lo corregge subito; chi è in grado di leggere scritti altrui può imparare molto, ma senza un’elaborazione critica, è un “portatore di opinioni, non un sapiente”. Insomma, il mito sottolinea la fondamentale differenza tra conoscenza e sapienza. Mentre la prima può essere acquisita attraverso lo studio per un esame, la lettura di un libro o di un articolo, la visione di un film o di un documentario; la seconda necessita di spirito critico, ma soprattutto di confronto con opinioni diverse e dialogo, senza i quali il sapere è sterile.

Girolamo era solo, ma scriveva per il mondo, scriveva per condividere, perché voleva stimolare riflessioni e ottenere risposte. Noi, invece, siamo iperconnessi e ci convinciamo di non essere soli, crediamo sia sufficiente rispondere ai commenti sotto a un post, ma quello che manca veramente è la possibilità di dialogare faccia a faccia senza essere sempre separati da uno schermo. Talvolta sarà necessario ricredersi, accettare di aver sbagliato, altre bisognerà avere la forza di portare avanti le idee in cui si crede. 

Solo in questa maniera potremo tramutare il sapere in uno strumento in grado di condizionare la nostra realtà, di smuovere le menti. 

Altrimenti non è altro che una serie di parole che si accumulano, una massa che cresce ma che rimane chiusa e immobile.



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