top of page

“DONNA AL VOLANTE, PERICOLO COSTANTE”: TRA STEREOTIPI E BIAS CULTURALI

Da sempre, le identità maschili sono state educate, fin dai primi anni di vita, a comprendere e occupare lo spazio intorno a loro, con prepotenza, facendo rumore, senza essere rimproverate. Un processo perfettamente descritto dalla sociologa Raewyn Connel, che parla di “maschilità egemonica”, un modello educativo che incoraggia i bambini a essere dominanti, assertivi e padroni dello spazio, fisico e sociale. Lo sappiamo tuttə, è socialmente più accettato che siano più imprudenti, amanti del brivido e della velocità. Le identità donne al contrario, dovrebbero rimanere più composte, essere più responsabili. È esattamente l’istituzionalizzazione di tutto questo che ha portato ad uno degli stereotipi più grandi che conosciamo, e che potremmo riassumere con, e ditemi che almeno una volta nella vita non l’avete sentita, “donne al volante, pericolo costante”.

È tutto un circolo vizioso. Pregiudizi culturali, stereotipi di genere, ansia da prestazione, convinzione di non essere capaci, amaxofobia. La guida è diventata un test sociale e non importa se, guardando i numeri, sono gli uomini a contare più vittime, ci hanno comunque portato ad essere incerte e ad avere paura di qualcosa che ci hanno convinte “non fare per noi”. 

Per comprendere meglio il fenomeno, analizziamo per un attimo i dati: una ricerca del Vias Institute ha rilevato che le donne sono meno frequentemente coinvolte in incidenti stradali rispetto agli uomini, precisamente il 76% degli incidenti gravi è causato dagli uomini, contro il 24% dalle donne. Contemporaneamente, secondo l’Insurance Institute for Highway Safety (organizzazione no profit 

statunitense finanziata da compagnie di assicurazione), le donne rischiano di subire più incidenti automobilistici degli uomini e di riportare danni più gravi; la ragione non è perché le donne potrebbero essere più “fragili” fisicamente degli uomini, ulteriore stereotipo, ma è per la maggior parte dei casi per il tipo di vetture che guidano. Lo studio indica che le donne hanno fino al 28 per cento in più di probabilità di morte rispetto agli uomini e fino al 73 per cento in più di rimanere gravemente ferite. Non esistono in Italia, ricerche e dati dettagliati su sinistri di gravità inferiore che implicano prestazione e capacità tecniche (parcheggio, frizione, marce) e che confermano le donne meno capaci rispetto agli uomini — piuttosto da indagini e interviste sembra che si percepiscono più insicure, e che uno stereotipo può influenzare la performance. Ad esempio però, l’analisi condotta da Kelley-Baker et al. (studio su non fatal crashes / dati USA) trova un maggiore coinvolgimento femminile in crash legati a manovre o condizioni superficiali. In ogni caso, incrociando statistiche nazionali e non, la differenza nei tassi di incidenti rimane più legata a comportamenti a rischio (velocità, alcol, infrazioni) che a competenze tecniche di base: statisticamente gli uomini fanno più violazioni, guidano più aggressivamente.

Interviene poi, con prepotenza, l’amaxofobia, la paura di guidare, che colpisce significativamente più le donne (64%) che gli uomini (36%) ed è influenzata da fattori come pregiudizi culturali, mancanza di fiducia in sé e traumi pregressi. Ed è proprio l’amaxofobia una delle cause principali degli incidenti di grado inferiore (ad esempio i tamponamenti, per intenderci) in cui sono coinvolte le donne. Ma proviamo a fare un’analisi obiettiva attraverso un excursus di ricerche.

Innanzitutto, (e dovrebbe essere assodato) la convinzione che le donne non sappiano guidare è logicamente una generalizzazione. Basta veramente poco per capire che non può trattarsi di un assioma scientifico. Spesso però, sono proprio le donne a convincersi di questo, ne consegue la loro ansia da prestazione in strada, la loro estrema attenzione, che finisce per diventare paranoia costante nell’eseguire qualsiasi azione in auto. Ma perché succede? 

Viene in nostro aiuto l’effetto Baader-Meinhof, detto anche “illusione di frequenza”, e avviene quando qualcosa di cui si è appena scoperta l’esistenza tende a manifestarsi subito dopo, con frequenza insolita appunto, è l’ennesima dimostrazione che la nostra mente non funziona in modo obiettivo. Questo effetto nasce dall’interazione di due meccanismi:

- l’attenzione selettiva: una volta che qualcosa attira la tua attenzione, il cervello filtra e seleziona più facilmente stimoli simili;

- i bias di conferma: tendiamo a notare e ricordare solo le informazioni che confermano le nostre aspettative o convinzioni.

Una volta che interiorizzi lo stereotipo “le donne non sanno guidare”, inizi a notare — e a ricordare — solo gli episodi che lo confermano. La tua attenzione selettiva filtra la realtà per rinforzare quella convinzione. In pratica, l’effetto Baader-Meinhof contribuisce a farci credere più vere le narrazioni stereotipate, perché ci sembra di “vederle ovunque”.

A incidere con forza, nella psicologia sociale, è anche la teoria della minaccia stereotipata (ST) (Steele e Aronson, 1995), secondo cui, quando una persona appartiene a un gruppo a cui è associato uno stereotipo negativo — e ne è consapevole — tende a sottoperformare nel compito. “Essere stereotipatə negativamente induce incertezza su se stessə e innesca pensieri legati alla prestazione, spesso accompagnati da una risposta fisiologica allo stress e da uno sforzo per controllare i pensieri e le aspettative negative” (Schmader e Croft, 2011). Questi processi riducono le risorse cognitive e, in particolare, la capacità di memoria di lavoro necessaria per svolgere il compito, portando così a una compromissione delle prestazioni. 

Per quanto ne sappiamo, finora solo davvero pochi gli studi che hanno affrontato il potenziale ruolo della ST nelle capacità di guida delle donne (0 IN ITALIA). Tra questi, lo studio di Yeung e von Hippel (2008) ha esaminato gli effetti della ST sulle prestazioni di guida delle donne in un paradigma di simulazione. I ricercatori hanno scoperto che le donne sotto ST (a cui erastato detto che l'obiettivo dello studio era capire perché gli uomini guidano meglio delle donne) erano meno in grado di affrontare un evento inaspettato (un gruppo di pedoni che attraversavano la strada) rispetto alle donne nella condizione di controllo (a cui era stato detto che l'obiettivo dello studio era quello di indagare i processi mentali coinvolti nella guida). La ST può causare prestazioni insufficienti (in diversi ambiti, non solo quello della guida) attraverso una serie di meccanismi. Tra i più studiati ci sono l'ansia (Osborne, 2007), i pensieri intrusivi (Cadinu et al., 2005), le scarse aspettative di successo (Cadinu et al., 2003) e la riduzione delle capacità della memoria di lavoro (Schmader e Johns, 2003, Beilock et al., 2007). La paura di sottoperformare o la preoccupazione di dimostrare che lo stereotipo non è vero richiedono processi di regolazione emotiva che assorbono le risorse della memoria di lavoro che altrimenti sarebbero dedicate al compito (Johns et al., 2008). 

Adesso che hai letto l’articolo, pensi ancora che le donne non sappiano guidare?



Commenti


bottom of page