
Obsession: ritratto di un bravo ragazzo
- Diana Durante
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
Uscito da poco più di un mese, girato con un budget ridotto e diventato famoso col passaparola, Obsession è il nuovo piccolo gioiello dell’horror. Data la particolarità del film e il passaparola che cresce ogni giorno di più, i social sono pieni di teorie, analisi e discussioni del film. Ogni fotogramma viene analizzato, ogni storyline viene smembrata e ricostruita, ma soprattutto molte persone si chiedono: di cosa parla davvero? Delle conseguenze delle proprie azioni? Oppure è solo un’escalation data dalla sfortuna? Il messaggio del film, in realtà, è chiaro. Il giovane regista Curry Barker, che ha iniziato dirigendo e recitando in sketch comici sui social e cortometraggi su Youtube, è da premiare proprio per questo: la tematica principale è presente in ogni momento del film, ci accompagna dalla prima inquadratura fino alla fine. Barker parte da un presupposto considerato romantico, ma lo tinge di orrore. Il desiderio che Bear esprime è egoistico e subdolo e, sebbene il ragazzo non potesse sapere che si sarebbe realizzato, è problematico fin dal principio. Forzare una relazione romantica vuol dire che Nikki è obbligata a rinunciare al suo libero arbitrio. Obsession è una fiaba nera che mette al centro il tema del consenso, dell’identità e mostra le ipocrisie del “bravo ragazzo”.
Obsession non è un film come gli altri, perché utilizza gli stilemi tipici dei film sulle possessioni demoniache senza che in realtà ci sia una possessione. Il bastoncino di salice è un oggetto neutro, l’orrore è il desiderio e l’avidità, tutto ciò che viene incarnato da Bear. Anche i nomi dei due protagonisti raccontano la loro storia: il cognome di Nikki è Freeman, uomo libero, in contraddizione con tutto quello che le accade nel film. Baron Bailey è il nome completo del protagonista, ma viene chiamato sempre e solo Bear, orso. È facile, a tal proposito, che ci richiami alla mente quella famosa domanda - anch’essa nata e divulgata sui social, posta alle donne - “se ti trovassi da sola in un bosco, preferiresti imbatterti in uno sconosciuto o in un orso?” Questo perché Bear è il ritratto dell’uomo che si autoproclama “un bravo ragazzo”, ma che non lo è. Nella versione originale della sceneggiatura, Bear è un uomo estremamente manipolatorio e apertamente crudele. In quella revisionata invece, la versione conclusiva arrivata nelle sale cinematografiche, Bear è molto più passivo. Ed è questa passività che lo caratterizza. Ma andiamo con ordine, avvertendo che da questo momento in poi l’analisi conterrà spoiler.
Il film inizia con il ritrovamento della gatta di Bear, morta perché ha ingerito degli psicofarmaci lasciati incustoditi da un poco attento Bear. La storyline della gatta, che ritornerà numerose volte, non libera di riposare in pace, è fondamentale perché ci descrive perfettamente il carattere di Bear fin dalle prime scene. E, soprattutto, come tratta chi dice di amare. Sebbene il ragazzo dica di essere molto affezionato alla sua gatta, ha lasciato le medicine incustodite e, appena ritrovato il corpo, la sua unica reazione è quella di metterlo in una busta e buttarla nella spazzatura. Deciso a dichiararsi a Nikki quella sera stessa, Bear passa in un negozio in cui vendono erbe, tisane e cristalli. Lì tenta di acquistarle un regalo, ma quel che emerge tramite il rapido botta e risposta con la commessa è che lui Nikki non la conosce. Così finisce per comprare il bastoncino di salice che, originariamente, doveva essere un simpatico quanto impersonale regalo. Anche durante l’uscita tra Bear, Nikki e due loro colleghi di lavoro, Bear dimostra di non tenere particolarmente a Nikki.
Bear esprime il desiderio senza sapere che effettivamente quello che ha espresso “voglio che Nikki Freeman mi ami più di chiunque altro” si sarebbe avverato. Ma, quando se ne rende conto - e accade molto presto - non fa nulla per tornare nei suoi passi. Ed è qui tutto il significato del film, il perché il villain è Bear. Nikki, che per tutta la durata del film è imprigionata nel suo stesso corpo, riesce a “uscire” solo per pochi attimi e tutti significativi. La prima volta è proprio poco dopo che Bear ha espresso il desiderio, mentre “l’altra Nikki” si inventa una scusa per risalire in macchina e farsi portare a casa del ragazzo. È solo un attimo, un’esclamazione sorpresa accompagnata da un’espressione confusa e spaventata. Succederà di nuovo, poco dopo, mentre Bear la sta baciando. Il rifiuto da parte di Nikki, sebbene non abbia più il controllo sul suo stesso corpo, è evidente. Solo Bear finge di non vederlo. Anche per i suoi amici Ian e Sarah la situazione sembra strana e più volte, credendo che i due si siano messi assieme dopo che Nikki ha raccontato a Bear che suo padre sta per morire, Ian avverte Bear dicendogli che si sta approfittando della situazione. Ed è esattamente quello che fa.
Disperato, solamente dopo che Nikki inizia ad assumere comportamenti sempre più inquietanti, Bear chiama il numero del servizio clienti del bastoncino dei desideri e una voce gli dice che solo la morte di chi ha espresso il desiderio può mettere fine a tutto. Sono due le cose importanti di quella scena: Bear ha la prova che Nikki è intrappolata nel suo corpo, che vive tutto questo senza potersi ribellare; e non chiede di poter annullare il desiderio, solo se può modificarlo. Bear dimostra più volte la sua totale indifferenza per Nikki, è solo spaventato che gli possa far del male e dai suoi comportamenti ossessivi, ma più volte le chiede di comportarsi come la vera Nikki. Se la ragazza che ha davanti avesse messo in scena una pantomima migliore, a lui sarebbe andato bene. In una scena nel finale succede proprio questo. Bear le chiede di “essere normale” e “di essere solo Nikki” mentre lei, disperata, urla che non può essere normale, non può essere Nikki.
Sono due le scene cardine, nonché quelle più inquietanti, che mostrano Bear per la persona che è: in una delle scene più spaventose del film assistiamo a quello che, in tutto e per tutto, è uno stupro. La scena viene presentata come uno jumpscare: improvvisa, sbattuta in faccia con uno stacco minimo da quella precedente. La composizione dell’inquadratura è studiata in modo tale da risultare strana, inquietante, fuori posto, non una scena di sesso che trasmette intimità e romanticismo, ma solamente abiezione. Oltre alla composizione e al montaggio veloce, le due Nikki sono fuse: sentiamo i suoi gemiti, ma lei sta piangendo e ci fissa, rendendoci complici. Bear non se ne rende nemmeno conto perché non la guarda. Come dicevamo quando parlavamo della sua gatta, Bear è incapace di amare.
In un’altra occasione, mentre “l’altra” dorme, Nikki riesce a mettersi in comunicazione con Bear e gli implora di ucciderlamentre “l’altra” dorme, Nikki riesce a mettersi in comunicazione con Bear e gli implora di ucciderla. Bear non fa una piega e le risponde che non può essere così terribile stare con lui. “Ma io non sono mai stata con te” gli risponde prima che lui esca e vada ad un appuntamento con l’amica Sarah, dove la ragazza muore prima che possa dichiararsi. Come dicevamo, Bear non tiene a nessuno.
Barker riesce a ricreare un ritratto lucido di colui che si definisce un bravo ragazzo, ma che nella realtà non esita a togliere il libero arbitrio alla ragazza che dice di amare. Ma il suo non è amore, è un sentimento subdolo di possessività ed egoismo. Bear rappresenta un tipo molto specifico di uomo: colui che nasconde un lato subdolo dietro alla facciata di ragazzo gentile, un vero amico di cui ci si può fidare, una spalla su cui piangere. Ed è per questo che Nikki sale in macchina con lui quella sera, perché crede di essere al sicuro.



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