ITALIETTA, nuntereggae più!
- Francesca Pavan.
- 4 giorni fa
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2 giugno 1981. Un’auto, una Volvo 343, invade la corsia opposta sulla via Nomentana, a Roma. Lo scontro con un camion è devastante. Stando alle ricostruzioni, vengono contattati diversi ospedali della città per un ricovero d’urgenza, ma in nessuno dei sei ciò avviene in maniera tempestiva.
Quel giorno Renzo uscì,
andò lungo quella strada
quando un auto veloce lo investì
Quell'uomo lo aiutò e Renzo allora partì
per un ospedale che lo curasse,
per guarire
(La Ballata di Renzo, 2009 - pubblicazione postuma)
Ma a morire la mattina del 2 giugno non è Renzo, ma Rino Gaetano. Con dieci anni di anticipo e una scrittura quasi profetica, Rino canta la sorte di “Renzo” in maniera così precisa da incidere il suo stesso destino.
Nato a Crotone il 29 ottobre 1950, si trasferisce poi a Roma con la famiglia. È molto giovane quando in collegio, tra la noia delle lezioni, inizia a scrivere i primi lunghi elenchi scanzonati. È da qui che nascono i primi successi dell’autore, tra le tante, Berta filava.
Con gli anni ‘70 i ritmi si fanno più accesi: Gaetano racconta l’Italia grottesca degli anni di piombo, tra satira e non-sense, diventa progressivamente scomodo all’opinione pubblica.
Nel 1975 esordisce con Ma il cielo è sempre più blu in un contesto tutt’altro che rassicurante: otto minuti (nella versione completa) e più di 80 “chi” hanno l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno. L’Italia del referendum abrogativo sul divorzio, delle bombe, della morte di Pasolini e del “clima di comprensione” berlingueriano viene racchiusa in un 45 giri impegnato e dissacrante che non scappa alla censura. Ma alla fine Gaetano ci ricorda che tutti, “dalle baracche” a “tutte le sere”, viviamo sotto le stesso cielo sempre più blu.
Arriva poi l’anno che fa tremare l’Italia: è il 1978.
Aldo Moro viene rapito ed ucciso dalle brigate rosse, si assiste alla nomina di tre papi, alle dimissioni del Presidente della Repubblica Leone e all’uccisione di Peppino Impastato per mano della mafia. In soli dodici mesi l’Italia è scossa da un terremoto politico e culturale senza precedenti, che vede questi presagi tracciati in un disco.
Nel giugno 1978 Rino Gaetano pubblica Nuntereggae più, il quarto album della sua carriera, emblematico per essere, di nuovo, il ritratto-denuncia di uno spaccato del nostro bel paese. Il brano che porta il nome del LP è cruciale.
Cos’è che l’autore nunreggae più? Tutto.
I politici, i partiti, la tv, gli imprenditori.
Come rivela Gaetano stesso in un’intervista a Enzo Siciliano, la sua prassi compositiva consisteva nel «prendere tanti giornali, dividere gli articoli per argomento e poi pescare a caso e si scrive la canzone».
Il brano prende forma con una filastrocca dada dallo sfondo reggae-cantautorale che sembra avere tutto tranne la casualità. Non c’è una metrica precisa, un ordine cronologico dei fatti o una storia da raccontare, lo sfogo dell’autore è però incisivo. “Chi vivrebbe in un’Italia di ladri di stato e stupratori, evasori legalizzati, auto blu, sangue blu?” Beh, tutti.
Tutti quelli che si sono accomodati nel boom economico, che ringraziano e glorificano i partiti di massa, che si aprono alla stagione del post-materialismo.
E mentre l’Italia nasconde la polvere sotto il tappeto, le esibizioni di Rino Gaetano abbandonano la mera esecuzione corale e diventano spettacolarizzazione. Si presenta al Festivalbar lo stesso anno in accappatoio blu e azzurro con in mano un giornale. Tra stupore e indignazione recita la canzone quasi fosse la lamentela mattutina di ogni italiano che legge un quotidiano, mentre il pubblico ondeggia a tempo di musica. A Domenica In viene prelevato dal pubblico dal presentatore del tempo, Corrado, e alla sua richiesta di un parrucchiere per la puntata, viene fatto sedere in centro alla sala. Mantellina intorno al collo, forbici in mano al presentatore, parte la base di nunterreggae più. L’esibizione diventa spettacolo e finzione, parrucchiere e cliente sembrano discutere dei problemi dell’Italia tra un taglio e l’altro, mentre il brano diventa il tormento dei potenti.
Il debutto del brano però, ricordiamo, doveva avvenire inizialmente in prima serata davanti a milioni di italiani seduti sul divano. Per l’edizione del 1978 di Sanremo, Gaetano si presentò inizialmente proprio con Nuntereggae più, fin da subito rifiutata, e venne chiesta la sostituzione con un altro brano, forse il più celebre dell’artista. Gianna arrivò quarta nella classifica di quell’anno, leggera e coinvolgente, il suo carico politico passò, di nuovo, inosservato tra gli schermi.
Da Maurizio Costanzo, Rino Gaetano rivelerà che in Italia, o come la chiama lui, “Italietta”, “non si riescono più neanche a fare gli scandali seri, tutto è, e resta, sempre troppo approssimato”. Il presentatore risponde stizzito, sembra infastidito dalla presenza del cantautore in studio, dall’ irriverenza del suo testo (che per altro lo vede citato), dal sorriso sotto al cappello a cilindro.
Alla larga da complottismo e retorica, forse lo scandalo si è compiuto ugualmente, in maniera così sottile e leggera, da sparire insieme all’artista. Quarantacinque anni dopo quel 2 giugno, le abitudini nella nostra “italietta” però sembrano non cambiare, sembra che tutto sia in qualche modo rimasto come Rino le ha lasciate. Una morte silenziosa porta con sé la voce di chi voleva ancora parlare molto.


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