L’eroe moderno: come lo star system sfrutta il femminismo
- Diana Durante
- 4 giu
- Tempo di lettura: 5 min
“Ci sono una marea di motivi del perché il romance gay è così famoso tra le donne. [...] Se sei una donna e vieni spostata dall’equazione, diventi il pubblico che osserva. Quello spazio di separazione diventa un luogo sicuro, soprattutto per le donne che sono state chiuse in una scatola, specialmente quando si parla di sesso e piacere. [...] Molti scrittori scrivono in maniera convenzionale, sfruttano trope obsoleti o vecchi stereotipi. E penso che, potendo osservare due uomini, le donne riescano in qualche modo a immedesimarsi poiché non sono costrette a entrare in uno schema predefinito. Ma alla fine, noi siamo due uomini. Non abbiamo la minima idea di cosa significhi essere una donna”. In queste poche righe estrapolate da un’intervista per Quinn, gli attori Hudson Williams e Connor Storrie spiegano involontariamente come sono diventati famosi in un’epoca in cui nell’industria cinematografica si ricercano nuovi modelli di mascolinità.
Per secoli, la letteratura e la mitologia ci hanno abituato ad un solo prototipo di uomo: coraggioso, deciso, forte, virile, le cui gesta incarnano valori che sono sempre gli stessi. Che si parli di un eroe nella Grecia antica o di un soldato americano del Novecento, l’uomo deve essere inflessibile. Anche da un punto di vista puramente estetico, i parametri per l’uomo non hanno mai subito cambiamenti radicali: il fisico deve rispettare i valori morali. La forza e la sicurezza devono essere tradotti in un corpo definito e scolpito. La disciplina deve essere una qualità visibile e l’essere protettivo deve essere tradotto nell’altezza, una caratteristica legata alle leggi della genetica, non quella della volontà. Ancora oggi sono questi i parametri a cui gli uomini devono rispondere, ma qualcosa sta cambiando.
Fino ad oggi il cinema ci ha abituati a star che rispecchiano i personaggi che interpretano e che hanno fondato intere carriere sull’essere uomini inflessibili, sicuri di se stessi, uomini tutto d’un pezzo. Negli ultimi anni, invece, la nuova generazione di attori sta facendo breccia nel pubblico femminile – fino a poco fa un target non considerato – adottando un nuovo punto di vista. Uomini che parlano di salute mentale, che non hanno paura di mostrare i propri sentimenti, che sono gentili con le loro colleghe e affettuosi con i loro colleghi, che si dichiarano femministi.
La rivoluzione, necessaria e sorprendente, è arrivata con Pedro Pascal. Da anni, ogni occasione pubblica per Pedro Pascal diventa una vera e propria passerella in grado di far parlare di sé per i giorni a venire. Con un’immagine pubblica ben delineata, i momenti in cui fa breccia sono per lo più quando si schiera apertamente a favore di argomenti politici delicati come l’immigrazione o a supporto dei diritti della comunità LGBTQIA+. L’immagine pubblica di Pascal è legata a doppio filo alla scelta dei suoi ultimi ruoli, ma è proprio nelle apparizioni pubbliche che l’amore dei suoi fan si è consolidato. Il suo nome è iniziato ad essere conosciuto per il suo ruolo in Games of Thrones e, successivamente, per Narcos. Ma è con The Mandalorian che qualcosa è cambiato. L’aver interpretato un uomo burbero che si scioglie di fronte ad un bambino (in questo caso alieno) che adotta e protegge a costo anche della propria morale, ha colpito il cuore di molti e ha fatto sì che l’attore trovasse la sua cifra stilistica, il tipo di personaggio che gli riesce meglio. A consacrarlo è il ruolo, molto simile, di Joel in The Last of Us in cui interpreta un uomo di mezza età reso cinico e burbero per aver perso la figlia durante un’apocalisse zombie, ma che si rivela essere un padre modello per Ellie, una ragazza con cui instaura un rapporto padre-figlia toccante. Le numerose interviste tra ə due attorə, Pedro Pascal e Bella Ramsey, sono diventate anch’esse un modello quasi ispirazionale in cui il rispetto e l’affetto profondo tra loro è palpabile. Ad attirare l’attenzione è stato proprio l’amore paterno che Pedro dimostra di provare per Bella, lontano da dinamiche tossiche che si vedono più comunemente. La promozione della prima stagione coincide con il periodo in cui Leonardo di Caprio era involontariamente protagonista di battute, meme e considerazioni a proposito delle sue fidanzate sempre più giovani. A spiccare è stata la differenza d’età tra Pascal e Ramsey che era simile a quella che intercorre tra Di Caprio e Vittoria Ceretti, l’attuale fidanzata dell’attore statunitense. È proprio durante le interviste che la figura di Pedro Pascal si consolida. Il suo atteggiamento è sempre genuino, gentile, ma soprattutto è il modo con cui interagisce con le sue colleghe e le giornaliste a colpire. Per un breve periodo, Pascal parlava con le giornaliste chiedendo loro i segni zodiacali, parlando di astrologia e notando le loro manicure, lasciandosi andare a complimenti che sono sempre stati educati e gentili. Il suo atteggiamento lo allontana dai modelli di mascolinità tossica che infesta l’industria cinematografica.
Qualcosa di simile lo stiamo vivendo proprio ora con Hudson Williams e Connor Storrie, i due attori protagonisti di Heated Rivalry. Da un punto di vista puramente estetico, gli attori che abbiamo citato fino ad ora rispecchiano gli standard sociali, ma il cambiamento di cui parliamo non risiede nell’estetica quanto nell’immagine pubblica che si sta affidando sempre di più al female gaze. Fino a poco tempo fa, per delle star agli inizi della carriera sarebbe stato impensabile parlare apertamente a favore della comunità queer o riconoscere con naturalezza di potersi immedesimare nel pubblico femminile, ma di dover fare un passo indietro in quanto uomini.
Il caso più recente e particolare di female gaze nella narrazione è dato da A Knight of the Seven Kingdoms, il curioso spin-off di Game of the Thrones. La storia di Ser Duncan segue uno dei trope classici più sfruttati e amati della letteratura. Duncan è il classico eroe descritto nei miti e nelle leggende: un uomo buono che mette al primo posto la sua ferrea morale, che non si tira indietro quando deve difendere i più deboli e che sogna di diventare un cavaliere per incarnare ufficialmente gli ideali. Eppure, Ser Duncan è spaventato praticamente tutto il tempo. Ha paura e la mostra, così come mostra tutti i sentimenti che prova: dal terrore all’affetto, dal coraggio alla difficoltà a mentire.
Sebbene sia una boccata d’aria fresca, è comunque importante chiarire che l’industria cinematografica americana non si sta davvero convertendo al femminismo. L’uso del female gaze nel media training degli attori e nella costruzione della loro immagine pubblica è spesso una strategia, uno sfruttamento a favore del marketing e del capitalismo. Negli ultimi anni, le industrie dell’intrattenimento – dalla musica al cinema fino all’editoria – si sono accorte che le donne rappresentano uno dei target più redditizi, poiché sono economicamente indipendenti e investono più frequentemente nei propri hobby.
Nessuna industria si colora di rosa quindi, ma è importante far notare quanto la rappresentazione sia fondamentale e quanto faccia la differenza vedere un attore ammettere candidamente di non poter parlare a nome delle donne.



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