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Scrivere non è neutrale : Sally Rooney e la responsabilità di chi scrive nel mondo contemporaneo

6 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Il 14 ottobre 2026, la scrittrice irlandese Sally Rooney è finita al centro di una controversia. Il suo editore, Faber & Faber, ha annunciato che non distribuirà più i suoi libri nel Regno Unito, in nessun formato, dopo aver stabilito che la legislazione britannica non consente di trasferirle i proventi delle vendite, perché Rooney voleva destinare parte dei propri guadagni a Palestine Action, gruppo di azione diretta messo al bando dal governo britannico come organizzazione terroristica nel luglio 2025. Le copie già presenti nelle librerie britanniche possono essere vendute fino a esaurimento. Rooney ha dichiarato di essere pronta ad accettare le conseguenze delle proprie scelte, senza rinnegare le proprie convinzioni. Una posizione che riporta al centro una domanda antica, ma tutt’altro che superata: quale responsabilità ha uno scrittore nei confronti del mondo in cui vive? E fino a che punto può, o deve, assumersi le conseguenze pubbliche delle proprie idee?


La questione del legame tra prodotto artistico ed esposizione politica da parte dell’artista è ampiamente affrontata ultimamente. Tanti artisti sono finiti al centro di queste polemiche, soprattutto musicisti, primo fra tutti Ed Sheeran. Il suo caso è particolarmente significativo, perché mostra quanto sia difficile sottrarsi alle implicazioni politiche delle proprie scelte, anche quando si dichiara di volerlo fare. In tanti pensano che si debba separare strenuamente un artista da tali questioni, non essendo per forza un musicista un attivista; come se un prodotto come un libro, una canzone, siano indipendenti da ciò che accade intorno, eppure la questione non è così semplice. Nel settembre 2026, il cantante britannico si è trovato quindi coinvolto in una controversia dopo l’esclusione del rapper Macklemore dal suo tour nordamericano. La decisione, formalmente attribuita agli organizzatori e ai promotori, è arrivata dopo che Macklemore aveva espresso pubblicamente il proprio sostegno alla Palestina durante un concerto. Sheeran ha preso le distanze dalla vicenda e si è trovato coinvolto in una polemica molto aspra. Il caso ha reso evidente una contraddizione: anche scegliere di non fare politica è una scelta politica, soprattutto quando il silenzio o la neutralità si confrontano con decisioni che limitano la possibilità di esprimersi di altri artisti. Dopo le polemiche, Sheeran ha affrontato pubblicamente la questione, dichiarando durante un concerto a Filadelfia che la situazione a Gaza era «catastrofica e ingiustificabile», pur ribadendo il desiderio che i suoi spettacoli restassero luoghi di unità e umanità.


Non siamo qui per parlare di Sheeran, anche perché la sua vicenda e quella di Rooney sono diverse per natura e conseguenze; tuttavia, in entrambi i casi si parla della responsabilità dell’artista. Non basta chiedersi se un artista abbia il diritto di esprimere le proprie idee: bisogna interrogarsi su che cosa accade quando quelle idee interferiscono con gli equilibri economici che rendono possibile il suo lavoro. Separare l’opera dal suo autore può essere uno strumento critico legittimo; pretendere di separare l’arte dalla realtà, invece, è un’operazione molto più problematica. Un romanzo non coincide con le convinzioni politiche di chi lo scrive, così come una canzone non può essere ridotta alla biografia del musicista. Ma nessuna di queste opere esiste al di fuori del mondo in cui viene concepita, pubblicata, distribuita e ascoltata.


È una prospettiva che acquista particolare rilievo se si guarda alla produzione letteraria di Sally Rooney. Nei suoi romanzi, infatti, la dimensione privata non è mai del tutto separata da quella collettiva: le relazioni sentimentali, le amicizie, le ambizioni e le fragilità dei personaggi si sviluppano all’interno di strutture sociali che ne condizionano le possibilità, spesso in modo invisibile.


In Parlarne tra amici le possibilità economiche e il contesto di provenienza influenzano il modo in cui i personaggi vivono le relazioni. Anche se tutto ruota intorno ai rapporti sociali più intimi tra i personaggi, assistiamo a dinamiche di controllo e prese di potere che nelle dinamiche sociali assumono sempre più rilevanza. Con Persone normali, le disuguaglianze di classe sono ancora di più evidenti e il concetto secondo il quale non esiste un universo privato, ma sempre più influenzato dall’esterno e quindi collettivo, è ancora più evidenziato. I protagonisti sono influenzati dalle aspettative e dalle opinioni della comunità, lo stesso silenzio è deleterio: non riuscire a esprimersi può diventare una forma di sofferenza e contribuire a perpetuare rapporti diseguali. Con Dove sei, mondo bello lo sguardo si allarga alle contraddizioni di una contemporaneità segnata dalle disuguaglianze, dalla crisi ambientale e dalla difficoltà di conciliare la consapevolezza delle ingiustizie con la possibilità di agire concretamente per contrastarle. Rooney ha mostrato nelle sue stesse opere, quindi, che ciò che appare individuale è spesso anche sociale e politico. Proprio in Dove sei, mondo bello il mondo stesso della scrittura è molto presente: Rooney mette direttamente in scena il disagio di chi è consapevole delle contraddizioni del presente, ma non riesce a trovare una soluzione semplice al conflitto tra le proprie convinzioni e il proprio modo, anche se scrivendo riesce a operare una sorta di lotta contro le logiche del mercato.


Contro quelle stesse logiche di mercato e quelle dinamiche di potere che la sua narrativa contribuisce a interrogare, Rooney si trova oggi a confrontarsi anche fuori dal suo universo letterario, perché un’opera d’arte non è solo “un’opera d’arte”, ma spesso riesce a riflettere proprio sulla realtà. La decisione di accettare le conseguenze della propria posizione politica porta così la riflessione oltre la pagina, senza trasformare retroattivamente le sue opere in manifesti ideologici. Non è necessario che un romanzo contenga una dichiarazione politica esplicita perché chi lo scrive possa sentire la responsabilità di intervenire nella realtà.

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