Decentrare gli uomini dalla nostra vita non è misandria, è liberazione
- Filomena Rocco
- 3 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Ciò che per molti oggi urla misandria, oggi urla per noi come libertà: una libertà che possiamo ritrovare soltanto spogliandoci dalle reti di significati e di segni scelti per noi. Lo spirito della mascolinità canonica, pregna di luoghi comuni e di una percezione distorta dei corpi e della femminilità, costituisce un chiaro esempio.
Davanti a questi schemi che ci hanno ingabbiato da secoli nasce la necessità di scardinarli. La chiave di questo processo non è la rabbia, ma la lucidità che deriva dal sapere che tutto è avvolto in una continua e incessante metamorfosi. Fu Jacques Derrida, nella seconda metà del ‘900, a sviluppare un concetto rivoluzionario e paradossale. In un clima di desacralizzazione delle strutture assolute che definivano e delimitavano la realtà, si inizia a parlare di decostruzione. Con il crollo delle grandi narrazioni e delle strutture nascoste dietro la realtà, Derrida prevede la possibilità di svelare significati instabili ed imprevedibili che possono stupirci e travolgerci. Ogni struttura ha di per sé modelli, linee, confini netti a cui fare riferimento.
La mascolinità è un costrutto sociale e culturale fondato su idee, valori e una comunicazione iper-sessualizzata dei corpi. Indistintamente, tuttǝ siamo travolti dal flusso dei testi e delle immagini dei media. Sono numerosi gli spezzoni ritrovabili in programmi televisivi come “Non è la Rai”,“Ciao, Darwin”, “Striscia la notizia” che mostrano come la cultura sia costruita ad hoc da simboli e messaggi per un determinato tipo di consumatori: ragazze giovanissime, spesso poco più che adolescenti, mostrate con costumi sensuali, pose studiate e con canoni di bellezza rigidi.
Cresciutǝ interiorizzando gran parte di ciò che si vede in tv o sente in famiglia, abbiamo normalizzato schemi che proponevano visioni distorte sia del corpo femminile che di altri elementi ritenuti “seduttivi”come lo smalto, il rossetto rosso, le sigarette. La nostra mente finisce per diventare la nostra nemica più grande e il nostro corpo il campo di battaglia più grande su cui riversare odio. I costrutti modellano la realtà anche degli uomini stessi, svelando che non c’è un reale confine tra vittima e carnefice: si impone uno standard di comportamento e di aspettative irrealistiche e tossiche che prevede forza e desiderio senza vulnerabilità. Decostruire significa abbattere muri e certezze. È un processo di guarigione che ci permette di abbracciare le forme più autentiche di noi stessǝ senza che una lente giudicante e patriarcale scelga per noi cosa vedere.



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