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Ipocrisia legale

In Italia la legalità non è mai stata neutrale: serve più a proteggere chi detiene il potere che a garantire giustizia. Pasolini lo aveva chiarissimo: «La legalità non è un valore assoluto, ma relativa al potere che la impone».


Lo vediamo oggi: chi costruisce socialità dal basso, chi prova a inventare alternative, viene perseguitato; chi rivendica apertamente un’ideologia fascista occupa impunemente uno spazio pubblico da vent’anni. La selettività della legge non è un dettaglio: è un problema morale. 


La stessa legalità che sgombera il Leoncavallo resta cieca di fronte a Casapound. 

Non è questione di norme, ma di paura e complicità: uno Stato che reprime chi crea futuro e tollera chi ostenta il passato più buio. È l’antifascismo di facciata di cui Pasolini parlava: incapace di tradursi in azioni concrete, lascia prosperare il fascismo nell’ombra. In Italia non puniamo chi minaccia la democrazia, ma puniamo chi prova a difenderla. Leoncavallo e Casapound non sono solo due occupazioni: sono lo specchio della nostra ipocrisia, e della scelta silenziosa di un Paese che teme il futuro e riverisce il passato più nero.


 
 
 

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