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La “Great America” che taglia il sapere

Ragioni economiche o ideologiche?

Sono stati bloccati oltre 12 miliardi di fondi federali destinati alla ricerca accademica, costringendo le università statunitensi ad affrontare conseguenze pesanti su diversi fronti: licenziamenti, eliminazione di corsi e dottorati, ma soprattutto l’interruzione di importanti progetti di ricerca e sviluppo.Non è un caso che a essere più colpite siano proprio le istituzioni non allineate con le ideologie del governo. Scienza, sociologia, sostenibilità, istruzione: tutto sembra aver perso importanza, perché – a quanto pare – per Trump ogni cosa è meno rilevante del consenso alla propria politica.Sembra sentirsi minacciato da qualsiasi forma di dissenso. Forse, in un’altra vita, è stato Nerone, Caligola o uno di quei tanti imperatori romani che uccidevano madre e cugini per paura di perdere il potere.

Prima fra tutte, Harvard, simbolo prestigioso degli Stati Uniti – già protagonista in passato di rigidi controlli e minacce – seguita da Brown University, Columbia University, Cornell, Northwestern, University of Pennsylvania, Princeton e molte altre: in totale circa 60 università a rischio.Cosa hanno in comune? “Sono portatrici di ideologie divisive”, ha dichiarato il presidente americano come giustificazione della sua offensiva.Un esempio lampante è la richiesta esplicita di Trump di cancellare ogni programma di inclusione, in cambio dello “scongelamento” dei fondi.

L’attacco ha coinvolto anche scuole di altri gradi e ordini. Nei documenti ufficiali presentati dall’Amministrazione al Congresso si legge che nelle scuole “bisognerebbe ridurre lo spazio alle ideologie della sinistra radicale”. Perfino il più grande centro di ricerca biomedica del mondo ha subito le conseguenze del mancato allineamento politico: lo scorso febbraio, al National Institutes of Health, accusato di “promuovere una radicale ideologia di genere a detrimento della gioventù americana”, sono stati tagliati 18 miliardi su 48.

Ovviamente, tra le “colpe” di molti istituti colpiti vi è anche quella di aver protestato o espresso sostegno alla Palestina – un’azione che, come ormai sappiamo, viene automaticamente etichettata come antisemitismo.

Ma ci sono segnali di resistenza.Oltre all’azione diretta delle università, che hanno portato Trump in tribunale, diversi giudici federali hanno emesso sentenze ordinando il ripristino di centinaia di finanziamenti, ritenendo le cancellazioni “illegali” e “arbitrarie”.

Nel frattempo, migliaia di ricercatori restano in attesa dei fondi bloccati, mentre gli effetti si fanno sentire anche sul piano internazionale: ritiro da progetti globali sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), tagli per 11 miliardi di dollari alle iniziative sul cambiamento climatico e la decisione di uscire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con gravi ripercussioni previste sulla salute globale.

 
 
 

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